giu
4
2013

I food share partecipa alla giornata mondiale dell’ambiente 5 giugno 2013

 

REGISTRATI per donare il pane quotidiano: Think – Eat – Save

 I food share è uno strumento nuovo, gratuito  e in linea con le nuove tecnologie che permette a qualsiasi cittadino, azienda agricola, grande distribuzione, settore della ristorazione di trovare un partner ideale per ridistribuire beni alimentari  a scopi umanitari negli stessi territori in cui si è creata l’eccedenza alimentare, permettendo alle stesse comunità di ridurre lo spreco alimentare e sostenere una  cultura della solidarietà tra cittadini. La solidarietà diventa la via, l’opportunità contro l’impoverimento sociale ed economico. Esempi di solidarietà: Il pane invenduto messo a disposizione sulla piattaforma ifoodshare.org  dagli stessi panifici/ supermarket, botteghe a fine giornata permette  una condivisione dal basso e una diffusione della cultura della solidarietà tra cittadini che crea coesione sociale, corresponsabilità ed equità. La condivisione implica un rapporto fra pari che insieme vivono delle risorse di questo Pianeta.

  I food share è condivisione solidale nel settore dell’alimentazione umana.  Avviare politiche dal basso che possano ridurre lo spreco alimentare significa crescita e sviluppo economico. 

Fonte: ifoodshare.org

 

 

 

apr
23
2013

Dicono di noi: I food share su Letteradonna.it

Dopo aver conquistato tutto il mondo, arriva in Italia il food-sharing, la condivisione di cibo in eccesso non solo per aiutare chi è più bisognoso, ma anche per imparare a gestire e a evitare gli sprechi alimentari. Nasce così «I food share», la prima piattaforma italiana su Internet che offre prodotti alimentari in eccedenza in modo gratuito. Il progetto è stato creato a Caltagirone da quattro giovani di età compresa tra i 25 e i 35 anni. Alla base una associazione non profit che, in tempi di crisi, mira a portare un po’ di solidarietà tra cittadini, sfruttando le altissime potenzialità della Rete nel connettere singole persone tra loro o con enti e associazioni.
COME FUNZIONA
Il meccanismo è molto semplice: il sito (www.ifoodshare.org), online dallo scorso febbraio, prevede una registrazione gratuita nell’apposita area e  permette di creare una sorta di cestino virtuale dove inserire gli alimenti che si vogliono donare. Qualora invece si voglia beneficiare di qualche donazione, dopo aver controllato la disponibilità della zona, i cittadini possono prenotare i prodotti offerti. Questi vengono poi eliminati dall’elenco dei beni a disposizione e, infine, viene organizzata la consegna.
UN AIUTO ALIMENTARE
Attualmente sono disponibili 16 ceste alimentari contenenti acqua, pasta, polenta, caffè e altri cibi, la maggior parte provenienti dalla Sicilia, ma anche da Cassano Magnago, in provincia di Varese, da Porto Recanati e Cosenza, segno che l’iniziativa si sta diffondendo. È fruibile da comuni cittadini, ma anche da enti, associazioni, parrocchie, fino alla grande e piccola distribuzione, passando per le aziende agricole. Da quando è nato il servizio sono circa 40 le persone che hanno chiesto e ottenuto un aiuto alimentare.
SPRECHI E MANCANZE
Il progetto parte da uno studio della FAO pubblicato nel 2011 sulla perdita e sullo spreco di cibo: a livello mondiale circa un terzo degli alimenti prodotti ogni anno – grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate – va perduto o sprecato. Il paradosso sta nel numero sempre crescente di persone che fatica a sfamarsi. Così «I food share» prova a porre un freno allo sperpero di risorse, lanciando un progetto che si fonda sullo scambio solidale del bene primario, il cibo, partendo dall’idea che il diritto all’alimentazione è un diritto inviolabile di ogni essere umano.
CITTADINI ATTIVI
In generale, comunque, la novità è nella Rete e nell’utilizzo del web per tentare di coinvolgere il più ampio numero di persone possibile. I cittadini possono agire attivamente sia donando o richiedendo il cibo, ma anche mantenendo un atteggiamento da consumatore più consapevole, cercando ad esempio di evitare di comprare più cibo del necessario.
SE LO SPRECO DIVENTA RISORSA
Come spiegano Elisabetta Di Benedetto e Daniela Lirosi, due ragazze del gruppo fondatore, «in questo modo il territorio si fa carico dei suoi bisogni e la piattaforma è solo un tramite tra persone». Al momento, il progetto sta cercando di crescere e allargarsi, anche attraverso la grande distribuzione, ma, come precisano le promotrici, «tutto deve partire dal singolo, per questo chiediamo di iscriversi a persone di tutta Italia».

Fonte: letteradonna.it

http://alimentazione.letteradonna.it/31116/food-share-il-cibo-e-condivisione/

apr
5
2013

Dicono di Noi. Ifoodshare.org su WISE SOCIETY peaple for the future

http://wisesociety.it/alimentazione/nasce-il-sito-ifoodshare-per-donare-il-cibo-che-avanza/

Grazie alla stampa che ci aiuta a promuovere la prima piattaforma web italiana di condivisione on line del cibo in eccedenza. In tempo di crisi: il risparmio e l'ottimizzazione delle risorse esauribili del pianeta è un affare che ci appartiene.

Condividi on line cibo in eccedenza e fai partire il tuo ifoodshare nel tuo territorio.

ifoodshare.org

mar
29
2013

Dicono di Noi. Ifoodshare.org su POPOTUS

Siamo anche su POPOTUS il settimanale x bambini di avvenire fate girare la notizia per far partire tutti insieme una nuova solidarietà...in linea con i tempi! ifoodshare.org  

 

 

feb
20
2013

La metà del cibo prodotto nel mondo viene sprecato

La metà del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Se la crisi energetica sta spingendo la società odierna verso un utilizzo più responsabile delle risorse del pianeta cercando fonti alternative ed un uso più efficiente limitando dispersioni e sprechi, sembra che la stessa cosa non succeda per quanto riguarda la produzione alimentare. La metà del cibo prodotto al mondo viene infatti sprecato, questo è il dato sconcertante che emerge da una ricerca presentata a Stoccolma nel corso del World Water Week e condotta dallo Stockholm International Water Institute, dallo UN Food and Agriculture Organization e dall'International Water Management Institute. All’ultimo vertice sulla crisi alimentare (giugno 2008), la Fao ha fatto dell’incremento della produzione alimentare il cavallo di battaglia per risolvere l’emergenza, mentre l’agroindustria preme per l’introduzione massiccia di ogm che (secondo loro) riuscirebbero a nutrire l’intera popolazione mondiale. Ma a Stoccolma si è dimostrato che il problema è altro, si tratta di spreco vero e proprio anziché di crisi di produzione. Il rapporto ha calcolato che nei Paesi poveri tra il 15% e il 5% del cibo si perde in fase di raccolta e tra il 15% e il 20% nelle fasi di trasformazione, trasporto, immagazzinamento. Nei Paesi ricchi invece lo spreco si concentra nel momento successivo all’acquisto, siamo noi consumatori cioè a gettare quantità immani di cibo perfettamente edibile. Invece di cercare di produrre sempre di più stressando le risorse e gli ecosistemi del nostro pianeta, il consiglio dei ricercatori a Stoccolma è di dimezzare lo spreco di cibo entro il 2025, migliorando l’utilizzo dell’acqua, promuovendo un consumo più responsabile di cibo nei Paesi ricchi e ottimizzando la produzione di alimenti.

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