mar
7
2013

La fame e lo sviluppo ha il volto femminile

Circa il 60 per cento di chi soffre la fame cronica, nel mondo, è donna. Ciò è dovuto al fatto che spesso le donne non hanno pari accesso alle risorse, all'istruzione e alla creazione di reddito, oltre ad avere un ruolo minore nei processi decisionali. E quando le donne soffrono fame e malnutrizione, altrettanto le soffrono i loro bambini. Oltre 19 milioni di bambini nascono, ogni anno, sottopeso; conseguenza spesso di un'inadeguata nutrizione delle loro madri prima e durante la gravidanza. Le probabilità per questi bambini di morire da piccolissimi sono venti volte maggiori rispetto a coloro che nascono da una madre adeguatamente nutrita, e coloro che sopravvivono hanno maggiori probabilità di rimanere malnutriti per tutta l'infanzia. Non solo, ma è anche probabile che essi abbiano problemi nell'apprendimento e di salute per tutta la vita. Questo perché la fame e le sue conseguenze vengono passate di generazione in generazione. Le donne, però, non sono solo delle vittime della fame. Rappresentano infatti anche la soluzione migliore e più efficace a combatterla e a prevenirla. In molti paesi, le donne rappresentano l'ossatura portante del settore agricolo e dei sistemi alimentari e sono la maggioranza dei lavoratori agricoli. Giocano anche un ruolo chiave nel garantire la sicurezza alimentare all'intera famiglia. L'esperienza dimostra come, con il cibo nelle mani di una donna, i bambini hanno maggiori possibiltà di ricevere un'alimentazione adeguata. In Africa 8 persone su 10 che lavorano la terra,  sono donne. In Asia, sono 6 su 10.  Nel mondo, le donne rappresentano l'unica fonte di reddito in una famiglia su tre. Si stima che una dieta povera di ferro sia causa di circa 111.000 morti materne, ogni anno. Se è la madre a sostenere la famiglia, le probabilità di sopravvivenza di un bambino, in Brasile, aumentano di circa il 20 per cento.

Fonte wfp.org 

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